• Microfonare la Batteria

    Pubblicato il 28.09.2020

    La Cassa

    Quasi sicuramente dovrete mettere all'interno una coperta o un cuscino per stopparne in suono che altrimenti sarebbe troppo lungo. In riprese live il microfono va inserito all'intero della cassa direzionato verso il centro a circa 10/15 cm dalla pelle battente per un suono con molta punta, oppure direzionare il microfono verso il bordo della pelle per un suono più morbido. Per registrazioni si può posizionare il microfono anche all'esterno della cassa stando attenti a non ricevere anche altri rumori come il cigolio del pedale o il soffio provocato dallo spostamento dell'aria provocato dalla percussione della cassa stessa. -Equalizzazione: Per prima cosa dobbiamo ridurre le frequenze medio-basse da 200 a 400 Hz, per aggiungere la "botta" dobbiamo lavorare da 60 a 80 Hz, mentre per aggiungere la punta (o lo scatto) lavoriamo da 2,5 kHz a 8 kHz. Usate anche un compressore seguendo più o meno questo schema: Threshold -10db; Ratio 8:1; Attack 10-25 ms (medio-veloce); Release 100-900 (medio); Output -14db; Knee Soft/hard. La posizione panoramica della cassa è centrale (a meno che non abbiate delle esigenze particolari). Possibilmente non aggiungere effetti alla cassa, se la lasciate asciutta sarà più udibile e definita.

    Il Rullante

    Il rullante è sicuramente lo strumento che avrà più bisogno di prove prima di trovare il suono che più ci piace. Il solo spostamento dell'angolatura o della distanza del microfono potrà incidere sulla sonorità del rullante, quindi consiglio di perdere del tempo a provare varie posizioni del microfono fino a trovare il posto giusto del microfono, che oltretutto non dovrà ostacolare la nostra esecuzione. Iniziamo a vedere come dobbiamo procedere: Per prima cosa teniamo in grande considerazione la cordiera che caratterizza l'inconfondibile sonorità del rullante, quindi usiamo un microfono che abbia una buona definizione delle alte frequenze. Scegliendo la frequenza dei medio-bassi (da 300 Hz a 1000 Hz) dobbiamo diminuirne il guadano per renderlo più morbido e meno nasale, ed esaltare le frequenze basse per dare maggior impatto sonoro. Stiamo molto attenti alle frequenze alte, perchè esaltandole troppo metteremo in evidenza il suono della cordiera, perdendo l'impatto. Il mio consiglio è quello di usare un microfono per la la pelle battente e uno per la cordiera, dosando con il volume i due suoni. A questo punto cominciamo a mettere un compressore partendo più o meno da questi parametri: Treshold= -12db ; Ratio= 5:1 ; Atteck= Veloce(1-15ms) ; Release= Medio-Veloce(100-400ms) Output= -16db ; Knee= Hard. Se avete la possibilità utilizzate anche un Noise Gate. Per quanto riguarda gli effetti da inserire non ci sono regole, trovate il suono che più vi piace provando e riprovando, stando attenti che aumentando troppo l'effetto snatureremo il suono iniziale e molte volte il rullante troppo effettato coprirà o "impasterà" il suono di tutta la batteria, quindi non esagerare!!!

    Piatti e Tom

    Per microfonare i piatti si usano due microfoni che devono essere panpottati uno a destra e uno a sinistra. Questi microfoni, oltre a riprendere il suono dei piatti, servono anche a riprendere il suono dell'ambiente. Se dovete riprendere anche i tom usando solo questi due microfoni, metteteli piuttosto alti e non direzionati verso i crash, in modo da ricevere un suono più o meno omogeneo. Microfonando ogni singolo tom può anche non essere necessario usare i due microfoni panoramici per riprendere i piatti che saranno ripresi ugualmente ma con meno presenza. I tom e i piatti devono rispettare il fronte sonoro dal punto di vista del batterista, usando al massimo come lato estremo un tre quarti a sinistra e tre quarti a destra, un tom, un timpano o piatto completamente spostato a sinistra o a destra non rispetta la posizione naturale rispetto il batterista. I microfoni dei tom devono essere posizionati a circa due o tre centimetri dalla pelle e leggermente rivolti verso il centro non solo per evitare i rientri degli altri pezzi, ma anche per evitare problemi di fase. Per aumentare corpo sonoro dei tom lavoriamo sui 240Hz (80Hz-120Hz per i timpani o per tom più gravi), per lavorare sull'attacco lavoriamo sui 5kHz. Nei microfoni dei piatti per tagliare il suono basso (tipo gong) bisogna diminuire i 200Hz, eliminare il rumore metallico tagliando 1kHz e aggiungendo brillantezza aumentando i 7kHz (o anche più in alto). Invece di un compressore sarebbe più utile usare un Noise Gate stando attenti a dosare bene le soglie evitando di snaturare troppo il suono. Come effetto si può usare un leggero riverbero.

    REGISTRARE LA BATTERIA

    Come già detto, la batteria è sicuramente lo strumento più difficile da riprendere, questo perchè oltre ad aver bisogno di numerosi microfoni (a seconda anche della batteria che abbiamo) dobbiamo posizionarli in modo tale che non rechino intralcio ai nostri movimenti, che siano ad una distanza tale da riprendere perfettamente il tamburo assegnato, che non ci siano rientri di altri tamburi o, se ci sono, le frequenze non devono essere uguali altrimenti i due suoni si annullano, la stanza non deve rimbombare ad ogni colpo di cassa o timpano ecc..ecc..ecc.. Vediamo però di fare una registrazione a seconda dei microfoni che abbiamo e dove posizionarli.

    1 MICROFONO - Diciamo che riprendere discretamente la batteria con un solo microfono è difficile, ma non impossibile. Si potrebbe usare un AKG c 1000s, posizionandolo ad una distanza di circa 2 metri (da valutare a seconda della stanza) dalla batteria in posizione frontale se volete una maggior presenza di cassa o dall'alto se volete una ripresa più brillante. Migliore sarebbe la ripresa fatta con un Neumann, ma se avete i soldi per prenderne uno avete anche i soldi per prendere un kit di microfoni da batteria.

    2 MICROFONI - Avendo due microfoni uno lo mettiamo panoramico sopra la batteria e l'altro lo usiamo solo per la cassa, oppure possiamo usare tutti e due panoramici con la possibilità di mettere un microfono nel canale destro e uno in quello sinistro ed avere un effetto stereo.

    3 MICROFONI - Con tre microfoni possiamo fare delle buone registrazioni, perdendo magari un po' di tempo nelle regolazioni. Si utilizza un microfono solo per la cassa e i due panoramici (uno a destra e uno a sinistra per avere l'effetto stereo), oppure possiamo utilizzare un microfono solo per la cassa, uno solo per il rullante ed uno panoramico sopra la batteria.

    4 E PIU' MICROFONI

    Con quattro microfoni siamo in grado di rendere la nostra registrazione il più vicino possibile al suono naturale che noi sentiamo dal vivo (dipende però anche dai microfoni che si usano) utilizzandone uno solo per la cassa, uno solo per il rullante e due panoramici stereofonici, oppure uno per la cassa, uno per il rullante, uno per il charleston ed uno panoramico centrale. Avendo molti microfoni a nostra disposizione riprenderemo la cassa, il rullante, il charleston, tutti i tom e i timpani, i due panoramici ed anche uno solo per il ride. Ci sono molti che usano anche due o tre microfoni pel la cassa, uno posizionato all'interno, uno posizionato all'esterno (a riprendere lo spostamento d'aria) e uno sulla pelle battente. Molte volte si usa anche mettere un microfono che riprende la batteria da una certa distanza o rivolto verso una parete o il soffitto, in modo da avere un "effetto stanza". Ricordate però che più microfoni mettete e più grande deve essere il mixer a vostra disposizione (altra spesa!!!)

    I PROCESSORI DI SEGNALE

    Noise Gate Il noise gate è un’apparecchiatura che spegne l’audio quando il segnale audio che gli passa attraverso case sotto un certo livello, e non fa passare alcun segnale se prima non viene superato quel livello impostato. Quando il “cancello” (gate) è chiuso, rumori di fondo, sibili e altro vengono eliminati (o ridotti). Nei spettacoli dal vivo i noise gate vengono inseriti in quasi tutti i microfoni in modo che ognuno di questi riprenda solo il suono a lui assegnato, possiamo dire una specie di sordina automatica temporanea nei microfoni non usati. In batteria il noise gate va usato sui microfoni dei tom. Quando i tom non sono usati i loro microfoni non riprendono il suono del rullante o del charleston o delle sbavature della cassa. Quando il tamburo viene colpito il suo suono è abbastanza forte da aprire il cancello e far passare il suono, quando il suono si abbassa (fino ad un livello impostato da noi) il cancello si chiude e “fermando” il sustain del tamburo. IMPOSTAZIONI: L’apertura del cancello deve essere rapida e la chiusura leggera, il livello della soglia deve essere messo a seconda del vostro modo di suonare e dal volume sonoro della vostra batteria.

    Compressore

    Il compressore è un apparecchio che limita la dinamica del suono. Un compressore è utile usarlo nella batteria per dare un equilibrio tra colpi troppo forti e quelli troppo deboli. Usare un compressore può permettere di aumentare il volume del canale in modo che anche i colpi deboli vengano uditi e senza che quelli forti mandino in distorsione il suono. IMPOSTAZIONI: Usate un rapporto 4:1 (per ogni 4 db di segnale che passano la nostra soglia impostata ad un certo livello, solo 1 db esce). Generalmente viene usato sulla cassa e sul rullante.

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  • Collegare gli effetti per chitarra elettrica all'amplificatore

    Pubblicato il 28.09.2020

    Quando si parla di collegamento tra effetti ed amplificatore, molto spesso si crea molta confusione. Infatti a volte per far si che un sound mediocre diventi un sound buono, basta semplicemente effettuare un corretto collegamento e non necessariamente cambiare uno o più pedali. Innanzitutto una parte importante la ricopre il cablaggio, per questo motivo utilizzate esclusivamente cavi di alta qualità e più corti possibili, in modo da ridurre al massimo i rumori di fondo. Ovviamente ciò che è importante sapere è innanzitutto la suddivisione degli effetti in base all’impatto che essi avranno sul suono. Per questo motivo gli effetti a pedale saranno suddivisi in quattro categorie principali:

    - Effetti di ambiente In questa categoria rientrano tutti quei processori di segnale come reverb, echo, delay.

    - Effetti di dinamica Quando parliamo di dinamica ovviamente ci riferiamo al compressore

    - Effetti di modulazione In questa categoria rientrano chorus, phaser, flanger, vibrato.

    - Effetti di distorsione In questa categoria rientrano overdrive, distorsioni, fuzz, cioè tutti quegli effetti che vanno ad impattare sul GAIN

    Veniamo dunque alla pratica. Salvo alcuni casi particolari, gli effetti di modulazione e di ambiente vanno sempre connessi dopo la sezione di preamplificazione perché questo ci consente di mantenere un suono più corrispondente alle impostazioni date, al contrario degli effetti di Dinamica e Distorsione vanno collegati prima dello stadio di preamplificazione perché in fin dei conti sono loro a dare potenza. Il fatto di collegare gli effetti di modulazione e di ambiente dopo la sezione di preamplificazione ha dei benefici ancora più evidenti se si utilizza il canale distorto dell’amplificatore, infatti nel caso contrario gli effetti passando nel preamplificatore verrebbero distorti deteriorando così il suono.

    Per poter collegare gli effetti di preamplificazione e ambiente dopo la sezione di preamplificazione si utilizza il canale SEND/RETURN dell’amplificatore. Praticamente il send e return si interpone tra lo stadio di preamplificazione e lo stadio finale dell’amplificatore. Dal send esce il vostro segnale, che verrà mandato, solitamente, al vostro loop di effetti, per poi ritornare nel return dell'amplificatore e poi essere amplificato dal finale.

    Un loop di effetti può essere di tipo seriale o parallelo.

    Tra i costruttori di amplificatori il loop più utilizzato è quello in serie. Sarà anche il più comunque, ma effettivamente anche il meno efficiente, in quanto se non realizzato a “regola d’arte” potrebbe esserci una perdita di segnale. Con questa tipologia di loop gli effetti avranno la seguente serie di collegamenti, Preamp-Effetti-Finale

    Differente, invece, il loop in parallelo, in quanto il collegamento preamp-finale non viene interrotto, ma viene sommato a quello che arriva da loop di effetti, quindi ci sarà una scarsa perdita di segnale e un suono migliore. Con questa tipologia di loop il segnale che arriva al preamp viene prima sdoppiato e poi sommato nuovamente nel finale. Con questa tipologia di loop gli effetti avranno la seguente serie di collegamenti, Preamp-Finale-Effetti-Preamp

    se il vostro segnale comincia ad avere diversi disturbi alla fine della catena potete sempre inserire un noise gate.

    Tenendo in considerazione alcune di queste semplici informazioni a cui abbiamo accennato, grazie alla vostra sperimentazione, il vostro sound potrebbe diventare effettivamente spettacolare

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  • IL COMPRESSORE AUDIO A COSA SERVE ?

    Pubblicato il 28.09.2020

    Se c'è uno strumento in ambito audio del quale si dice tutto e il contrario di tutto, e il cui stesso ruolo può risultare quasi incomprensibile ai neofiti, questo è il compressore.

    Cosa è e soprattutto a cosa serve, un compressore?

    Cerchiamo di fare un po' di chiarezza. Un compressore è uno strumento, analogico o digitale, hardware o software, che permette di intervenire sulla dinamica dell'audio; il modo in cui interviene è regolato da una serie di parametri, che ne modificano il funzionamento. In genere, l'utilizzo di un compressore mira a ridurre l'estensione dinamica dell'audio su cui agisce, per poterne poi successivamente aumentare il volume. Prendiamo come riferimento una traccia audio qualsiasi.

    Cosa si intende per dinamica di una traccia audio?

    La dinamica di una traccia audio definisce l'ampiezza della variazione, in termini di volume, della traccia stessa: in pratica, la differenza fra il volume massimo e quello minimo. Facciamo un esempio. Considerato che siamo in ambito digitale, il volume di una traccia audio potrebbe ad esempio variare fra -50 dB (leggero rumore di fondo) e -5 dB (volume elevato): la dinamica (ovvero la differenza fra il valore minimo e il picco più elevato) in questo caso sarebbe di 45 dB. La compressione della traccia, può abbassare i picchi elevati riducendoli ad esempio a -10 dB, con un abbassamento della dinamica complessiva a 40 dB: l'estensione dinamica è dunque diminuita, ovvero, attenuando i livelli del segnale più elevati abbiamo limitato la differenza di volume degli stessi con quelli più bassi. Ma perché dovrei voler ridurre la dinamica di una traccia? Fondamentalmente, perché avendo abbassato i picchi più elevati, potrei adesso aumentare il volume generale di tutta la traccia, rendendo udibili suoni che prima erano troppo bassi (o troppo nascosti da suoni troppo più forti) per essere ascoltati.

    compressore softwarecompressore software - il plug-in della serie classic di Kjaerhus Audio

    Come funziona un compressore

    Il compressore, in genere, lavora sulla base di pochi parametri definiti dall'utente:

    - soglia (threshold): generalmente espressa in dB, stabilisce il livello di volume a partire dal quale desiderate il compressore inizi ad agire. Ad esempio, impostando una soglia di -10 dB, il compressore agirà su tutti i suoni che superano in volume tale soglia.

    - rapporto di compressione (ratio): stabilisce quanto deve essere compresso il segnale che oltrepassa la soglia. La ratio è espressa da un rapporto: ad esempio, una ratio di 2:1, significa che un segnale che superava la soglia di 10 dB, dopo la compressione la supererà di 5 dB soltanto. Ovvero, una ratio di 2:1 dice al compressore di ridurre a 1/2 lo sforamento del segnale oltre la soglia. Quando si usano rapporti di compressione molto elevati (oltre 10:1), si parla di limiting (e il compressore può allora definirsi limiter), ovvero una compressione estrema che in pratica non permette a niente o quasi di oltrepassare la soglia. Quando invece si usa un rapporto di compressione inverso (es. 1:3), si parla di expander anzichè di compressore: l'expander ha un'azione opposta, ovvero cerca di aumentare la dinamica di una traccia audio riducendo il volume dei segnali al di sotto di una certa soglia. Per esempio, un expander può essere utilizzato come noise reduction, azzerando i segnali al di sotto di una soglia molto bassa (ovvero azzerando di fatto il rumore di fondo).

    grafico della compressione audio- tempo di attacco (attack time): espresso generalmente in millisecondi (ms), stabilisce la velocità con cui deve cominciare ad agire il compressore quando il segnale supera la soglia. Un attacco medio o lungo, rende generalmente l'azione del compressore più naturale e morbida, ma di contro lascerà probabilmente il tempo a un po' di segnale di "schizzare" oltre la soglia prima di venir compresso. All'opposto, un attacco molto breve renderà l'azione di compressione quasi immediata, rischiando però di chiudere un po' troppo l'attacco di alcuni strumenti.

    - tempo di rilascio (release time): espresso in ms o in secondi, generalmente più lento dell'attacco, stabilisce quanto tempo debba impiegare il compressore a terminare la sua azione. Un tempo di rilascio molto breve porta il compressore a seguire fedelmente le variazioni in volume del segnale, rischiando un effetto di distorsione o oscillazione continua del volume stesso; un rilascio più lungo è generalmente più naturale, ma può finire con il prolungare l'azione del compressore anche quando il segnale è ormai rientrato sotto soglia (agendo dunque anche su suoni che non si vorrebbero comprimere).

    - gain (o output): stabilisce quanto guadagno applicare al segnale compresso in uscita, per compensare la perdita di volume dovuta alla compressione stessa.

    Talvolta, vi sono anche altri parametri "minori", come ad esempio il knee, che impostato su "soft" o "hard" modifica la dolcezza o la durezza dell'azione del compressore. Non esistono, ovviamente, settaggi giusti e sbagliati in assoluto, nemmeno per un certo strumento: dipende molto da quel che si vuole ottenere, oltre che dal suono iniziale... la maggior parte dei compressori software propone tutta una serie di presets per i vari strumenti, che possono essere un buon punto di partenza per cominciare a sperimentare e capire come funziona la compressione.

    compressore multibandail compressore multibanda di Adobe Audition 3

    Usare un compressore L'uso di un compressore audio, può avere molti scopi. In linea di massima, abbiamo già detto come il fine sia spesso quello di ridurre la dinamica di una traccia per poi poterne alzare il volume generale... ma, oltre a una questione di volume, è il suono stesso della traccia che risulta modificato. Tipicamente, batteria e basso sono strumenti che molto spesso vengono compressi: una batteria ben compressa potrà risultare più netta, più potente... una traccia di basso potrà diventare più decisa, forse sembrare anche meglio suonata. Anche la voce a volte viene compressa, sebbene, almeno a mio avviso, ci voglia più cautela in questo senso (dipende molto anche dai gusti e dalle scelte artistiche, ovviamente). Abbiamo già visto come un processore di dinamica possa essere usato anche come expander (detto in questo caso anche gate) per eliminare il rumore di fondo.

    Per approfondire l'uso di un compressore nella pratica, consiglio vivamente la lettura della serie di articoli sul missaggio, all'interno dei quali l'uso della compressione è affrontato più volte, fornendo preziosissimi consigli frutto di una lunga esperienza in studio.

    La compressione è infine un passo fondamentale nel lavoro di mastering: in questo caso si lavora su un intero mix, e si utilizzano solitamente compressori multibanda (ovvero, con la possibilità di agire in modo indipendente sulle diverse frequenze), strumenti ovviamente più complessi.

    compressore hardwarecompressore hardware - un modello Focusrite

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  • Come scegliere la chitarra giusta per te!

    Pubblicato il 09.10.2019

    Come si sceglie una chitarra quando ci si avvicina a questo strumento? E poi… acustica o elettrica?
    Quali sono le differenze? Dove si acquistano? A queste e a molte altre domande proviamo a rispondere in questo articolo su come scegliere la chitarra giusta… Come scegliere la chitarra giusta? Come scegliere la chitarra acustica o elettrica quando si è agli inizi? Se sei in cerca della tua prima chitarra acustica o elettrica sei nel posto giusto, iniziamo a vedere le differenze tra questi due strumenti.
    La struttura della chitarra La maggior parte delle chitarre, sia acustiche che elettriche, condividono alcune caratteristiche di base, hanno sei corde, un corpo, un collo (la parte lunga e magrolina) e una paletta (dove le corde vengono fissate). Tutte le chitarre devono essere accordate per per poter essere suonate nel modo corretto.
    Sulla parte superiore del collo è presente la tastiera su cui vengono instradate le corde. Nella parte superiore della tastiera sotto la paletta vi è il dado che attraverso le sue fessure porta le corde sul ponte, situato all’estremità del corpo. Quando le corde vengono pizzicate vibrano tra il dado e il ponte. Chitarra acustica vs elettrica: come scegliere la chitarra giusta?
    La chitarra acustica chitarra acustica ponte Chitarra acustica un dettaglio: ponte Ci sono alcune differenze tra le chitarre acustiche e le chitarre elettriche. Una chitarra acustica non ha bisogno di essere collegata per essere ascoltata, solitamente è più ingombrante ed ha una cassa di risonanza in legno che amplifica il suono in modo naturale, senza l’utilizzo di un amplificatore.
    I legni utilizzati per la costruzione di una chitarra acustica influenzano il suono. Una chitarra acustica di qualità solitamente è costruita in abete massiccio, cedro o altri legni che producono un suono chiaro e articolato.
    Le chitarre più piccole come i modelli da concerto “000” hanno un suono più brillante ed accentuano le frequenze medie e alte a discapito delle basse. Solitamente le chitarre acustiche hanno corde in acciaio ma ci sono le chitarre classiche e flamenche che anche se sembrano molto simili hanno le corde di nylon che producono un suono più dolce e morbido. Le corde in nylon sono più facili da suonare per questo motivo chi inizia a suonare la chitarra solitamente utilizza quella classica. La chitarra elettrica Chitarra elettrica dettaglio Chitarra elettrica: dettaglio Mentre una chitarra elettrica è dotata di pickup elettronici che permettono di amplificare il suono tramite un amplificatore, le chitarre classiche e le chitarre acustiche non tutte montano dei pickup. Un pickup elettronico di solito è incorporato nel ponte e permette di catturare i suoni prodotti dalle vibrazioni delle corde tramite un preamplificatore che a sua volta può essere collegato ad un amplificatore esterno o ad un sistema PA. Ecco un articolo dettagliato sulle chitarre acustiche per iniziare, in alternativa potete vedere la lista delle chitarre elettriche di fascia alta.
    In una chitarra acustica l’elettronica è opzionale rispetto alla chitarra elettrica che deve avere una buona elettronica per offrire dei buoni toni. I pickup permettono di produrre una varietà di suoni che spaziano tra una varietà di stili, dal country al jazz, rock, blues, heavy metal e qualsiasi altro genere. Questa versatilità non può essere eguagliata dalla chitarra acustica.

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